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TRA O FRA?


Un proverbio italiano dice: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.”  
Quado si usa “tra” e “fra”?
  C’è una differenza?

Oggigiorno non c’è una differenza, e le preposizioni tra e fra hanno
esattamente lo stesso significato. Siccome la loro frequenza d’uso è
simile, la scelta è arbitraria.  Però è importante evitare i suoni ripetitivi;
per esempio: 

  • tra fratelli e non fra fratelli
  • fra tre anni e non tra tre anni
  • il treno fra Trieste e Trento e non il treno tra Trieste e Trento
  • tra Firenze e Fiesole e non fra Firenze e Fiesole

Ma se controlliamo il dizionario del Corriere della Sera, troviamo questa
spiegazione molto interessante: “La preposizione fra discende dal latino
infra, propriamente “sotto”, “di sotto”, opposta a supra, “sopra”, “oltre”;
ha dunque subìto un cambio di significato nel passaggio all’italiano. Tra 
deriva invece da intra, “in mezzo”, “dentro”. Oggi, si capisce, tra e fra
 hanno lo stesso significato.”

An Italian proverb states: “Between saying and doing there is the sea.”
[That’s the literal translation; it means something along the lines of:
Easier said than done. The road to hell is paved with good intentions.
Actions speak louder than words. Etc.] When do we use “tra” and “fra”?
Is there a difference?

Nowadays there is no difference, and the prepositions tra and fra have
precisely the same meaning.  Since their frequency of usage is similar,
the choice is arbitrary.  However, it is important to avoid repetitive
sounds, for example:

  • between brothers
  • in three years
  • the train between Trieste and Trento
  • between Florence and Fiesole

If we check the dictionary from Corriere della Sera we find this very
interesting explanation: “The preposition fra comes from the Latin infra,
meaning “under”, “underneath”, as contrasted to supra, “above”,
“beyond”; it has undergone a change of meaning when it passed into
Italian.  Tra comes from intra, “in the middle”, “inside”.  Today, we
know, tra and fra have the same meaning.”

 Saturday, March 22, 2025

 


 

Da dove derivano i sostantivi Meridione” e “Settentrione”?

Si deve iniziare con i quattro punti cardinali, cioè il nord o settentrione, il
sud o meridione, l'est o oriente e l'ovest o occidente.

Il Meridione è il punto cardinale corrispondente al sud e deriva dal termine
latino “meridiem”, l’orario del mezzogiorno. La ragione è dovuta al fatto che
a quell’ora del giorno il sole si trova verso sud per tutti i popoli dell’emisfero
nord (anche detto boreale o settentrionale). Per questa ragione il Meridione è
anche chiamato il Mezzogiorno.

La parola Settentrione deriva dal termine latino “septemtriones” che significa
i sette buoi da lavoro, il modo in cui i romani antichi chiamavano le sette
stelle della costellazione Orsa Maggiore o Gran Carro.

Where do the nouns “Meridione” and “Settentrione” come from? These are
the names used to call Southern Italy and Northern Italy respectively.

We have to begin with the four cardinal or compass points, in other words:
North (or settentrione in Italian), South (or meridione in Italian), East and
West.

Meridione is the cardinal point which corresponds to the south and takes its
name from the Latin “meridiem”, the noon hour. The reason is due to the
fact that at that time of day the sun can be found towards the south for all
peoples who inhabit the northern hemisphere. For this reason, Meridione is
also called Mezzogiorno (noon).

The word Settentrione comes from the Latin “septemtriones” which means
the seven oxen, the way in which the ancient Romans called the seven stars
of the Constellation Ursa Major or Great Cart.

Saturday, March 8, 2025

 

 

 


 

BRAVO O BUONO O BELLO O BENE? 

Queste quattro parole spesso confondono gli studenti americani perché se
guardano nel loro dizionario per la traduzione di “good” trovano almeno
queste possibilità.
Così vale la pena ripassarne l’uso un’altra volta.

 Bravo quando è usato da aggettivo, descrive esseri viventi: persone o
animali, le loro qualità, abilità, il loro valore.  Non è usato per descrivere
cose inanimate.

  • Gemma è una brava cuoca.
  • Fido è un bravo cane.
  • Alessandra e Diana sono brave studentesse.
  • Cristoforo e Giacomo sono bravi pasticceri.  

 Buono quando è usato da aggettivo, esprime un giudizio, descrive una qualità:

  • Abbiamo mangiato dei buoni biscotti e bevuto un buon caffè per colazione.
  • Cristina è proprio una buon’amica. 
  • Hanno fatto un buon affare quando hanno comprato quella casa in città.
  • Questo sciroppo è buono per la tosse.

 Bello è un aggettivo che descrive un aspetto estetico di un sostantivo o
esprime un giudizio positivo.  Ricordiamoci che qui stiamo parlando della
traduzione a “good” in inglese, non a “beautiful”.

  • Sabato scorso abbiamo visto un bel film.
  • Leggiamo delle belle novelle di Luigi Pirandello in classe.
  • Ieri ha fatto bel tempo.

 Bello è anche usato per intensificare un’idea:

  • Mi sono preparata un bel piatto di spaghetti alle vongole.
  • Fa un freddo cane, mi faccio una bella doccia per riscaldarmi.
  • Marco ha deciso di farsi un bel pisolino prima di uscire questa sera.
  • Hai combinato proprio un bel guaio.

 Bene invece è un avverbio e perciò descrive un verbo o un aggettivo.

  • Abbiamo mangiato bene a casa vostra domenica scorsa, grazie mille.
  • L’esame è andato bene, benissimo, infatti, Teresa ha ricevuto 30 e lode.
  • Oggi tutto va da bene in meglio, che fortuna!
  • Dopo 24 ore senza sonno, loro hanno dormito proprio bene.

 La confusione subentra quando incontriamo espressioni come:

  • bravi nel romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni sono dei
    personaggi cattivi.
  • Il negozio mi ha dato un buono invece di un rimborso.
  • Non ho mai un minuto di bene quando vengono a visitarmi.

 These four words often confuse American students because if they look up
the translation for “good” in their dictionaries they will find at least these
four possibilities:  bravo, buono, bello, or bene. Therefore, it’s a good idea
to review their uses once again.

Bravo when it is used as an adjective describes living things: persons or
animals.  
It is not used to describe inanimate objects.

  • Gemma is a good cook.
  • Fido is a good dog.
  • Alessandra and Diana are good students.
  • Cristoforo and Giacomo are good bakers. 

Buono when it is used as an adjective expresses a judgment or describes a
quality.

  • We ate several good cookies and drank good coffee for breakfast.
  • Cristina is really a good friend.
  • They made a good deal when the bought that house in town.
  • This cough syrup is really good (for coughs). 

Bello is an adjective that describes an esthetic aspect of a noun or
expresses a positive judgment.  Remember that we are referring to the
translation of “good” from the English, not “beautiful”.

  • Last Saturday we saw a good movie.
  • We are reading some good short stories by Luigi Pirandello in class.
  • Yesterday the weather was good.

Bello is also used to intensify an idea:

  • I prepared a nice plate of spaghetti with clams for myself.
  • It’s freezing; I’m going to take a nice shower to warm myself up.
  • Marco decided to take a nice nap before going out this evening.
  • You sure did make a big mess.

Bene on the other hand, is an adverb and therefore describes a verb or an
adjective.

  • We ate well at your house last Sunday, thank you very much.
  • The exam went well; very well in fact, Teresa received an A+.
  • Today everything is getting better and better, what luck!
  • After 24 hours without sleep, they slept really well.

 Confusion can occur when we come across expressions like:

  • The bravi in Alessandro Manzoni’s novel The Betrothed are bad guys.
  • The store gave me a coupon rather than a refund.

I never have a minute of peace and quiet when they come to visit me.

Saturday, February 22, 2025

 


 

Image result for pupi di catania immagini I PUPI SICILIANI—Parte III

Se vi ricordate, vi ho detto che mentre facevo delle ricerche sul
tema di marionette, burattini e pupi ho trovato, sul sito del
Comune di Catania, un articolo interessante intitolato Storia dei
Pupi Siciliani scritto dal Prof. Alessandro Napoli. Avendo introdotto
il tema e elencato gli elementi della tradizione palermitana, oggi
esaminiamo quelli della tradizione catanese.
[https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani]

LA TRADIZIONE CATANESE

  • Dimensioni dei pupi: da cm. 80 fino a m.1.30 di altezza.

  • Peso: fino a Kg. 35 circa.

  • Caratteristiche della meccanica: gambe rigide, senza snodo al
    ginocchio; se il pupo è un guerriero, la spada è quasi sempre
    impugnata nella mano destra.

  • Sistema di manovra: dall’alto di un ponte posto dietro i fondali
    (‘u scannappoggiu): gli animatori sorreggono i pupi
    poggiando i piedi su una spessa tavola di legno sospesa a
    circa un metro da terra (‘a faddacca).

  • Spazio scenico: superficie d’azione dei pupi più larga che
    profonda: gli animatori, camminando sul ponte di animazione,
    possono seguire senza problemi il pupo per tutta la 
    larghezza della scena.

  • Concezione teatrale e dello spettacolo: più tragica, sentimentale e realistica.

If you remember, I told you that while I was researching the topic
of marionettes and puppets, I found, on the website of the City of
Catania (Sicily), an interesting article entitled The History of the
Sicilian Puppets written by Professor Alessandro Napoli. Having
introduced the topic and listed the elements of the tradition in the
city of Palermo, today we will examine the tradition in the city of
Catania.
[https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani]

THE TRADITION OF THE PUPI FROM CATANIA:

  • The pupi range from 80 centimeters to 1.30 meter in height.

  • They weigh up to 35 kilos.

  • Mechanical characteristics: they have rigid knees, without a
    juncture; if the pupo is a warrior, the sword is nearly always
    held in the right hand.

  • System of operation: from a bridge suspended above the
    backdrop (called ‘u scannappoggiu), the puppeteers rest
    their feet on a thick plank of wood suspended about 1 meter
    aboveground (called ‘a faddacca).

  • The stage: the surface where the action takes place is wider
    than it is deep; the puppeteers walking along the animation
    bridge can follow the pupo along the entirety of the set with
    no problem. 

 

Saturday, February 8, 2025

 


Image result for pupi di palermo immagini

I PUPI SICILIANI—Parte II

Se vi ricordate, la volta scorsa vi ho detto che mentre facevo delle
ricerche sul tema di marionette, burattini e pupi ho trovato, sul
sito del Comune di Catania, un articolo interessante intitolato
Storia dei Pupi Siciliani scritto dal Prof. Alessandro Napoli. Oggi
esaminiamo gli elementi della tradizione palermitana.
[https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani]

LA TRADIZIONE PALERMITANA

  • Dimensioni dei pupi: da cm. 80 a un metro di altezza.

  • Peso: fino a Kg. 8 circa.

  • Caratteristiche della meccanica: ginocchia articolate; se il
    pupo è un guerriero, la spada si può sguainare e riporre nel
    fodero.

  • Sistema di manovra: dai lati, a braccio teso: gli animatori sono
    posizionati dietro le quinte laterali del palcoscenico e
    poggiano i piedi sullo stesso piano di calpestio dei pupi.

  • Spazio scenico: superficie d’azione dei pupi più profonda che
    larga: la larghezza della scena è limitata dalla possibilità degli
    animatori di sporgersi dalle quinte senza farsi vedere dai lati.

  • Concezione teatrale e dello spettacolo: più stilizzata ed
    elementare.

~~~~~~ ~~~~~~ ~~~~~~

If you remember, last time I told you that while I was researching
the topic of marionettes and puppets, I found, on the website of
the City of Catania (Sicily), an interesting article entitled The
History of the Sicilian Puppets written by Professor Alessandro
Napoli. Today we will look at the tradition in the city of Palermo.
[https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani]

THE TRADITION OF THE PUPI FROM PALERMO:

  • They weigh up to approximately 8 kilos.

  • Mechanical characteristics: they have articulated knees, and
    if the pupo is a warrior, the sword may be unsheathed and
    placed back in its scabbard.

  • System of operation: from the sides and stiff-armed, the
    puppeteers are placed behind the lateral scenery of the
    stage, resting their feet on the same planking level of the
    pupi.

  • The stage: the surface where the action takes place is
    deeper than it is wide; the width of the scene is limited by the
    abilities of the puppeteers to lean over the scenery flats
    without being seen from the sides.


 Saturday, January 25, 2025

 


 

I PUPI SICILIANI—Parte I

Mentre facevo delle ricerche sul tema di marionette, burattini e pupi ho
trovato, sul sito del Comune di Catania, un articolo interessante
intitolato Storia dei Pupi Siciliani scritto dal Prof. Alessandro Napoli. Ve
lo offro in varie fasi: per prima, l’introduzione generale, poi informazioni
sulla tradizione palermitana e in fine la tradizione catanese.
[https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani]

L’Opera dei Pupi è un particolare tipo di teatro delle marionette che si
affermò stabilmente nell’Italia meridionale e soprattutto in Sicilia tra la
seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. 
I pupi siciliani si distinguono dalle altre marionette essenzialmente per
la loro peculiare meccanica di manovra e per il repertorio, costituito
quasi per intero da narrazioni cavalleresche derivate in gran parte da
romanzi e poemi del ciclo carolingio.

Le marionette del Settecento venivano animate dall’alto per mezzo di
una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno snodo e
per mezzo di più fili, che consentivano i movimenti delle braccia e delle
gambe. In Sicilia, nella prima metà dell’Ottocento, un geniale artefice
di cui ignoriamo il nome escogitò gli efficaci accorgimenti tecnici che
trasformarono le marionette in pupi.

Egli fece in modo che l’asta di metallo per il movimento della testa non
fosse più collegata ad essa tramite uno snodo, ma la attraversasse
dall’interno e - cosa ben più importante - sostituì il sottile filo per
l’animazione del braccio destro con la robusta asta di metallo,
caratteristica del pupo siciliano. Questi nuovi espedienti tecnici
consentirono di imprimere alle figure animate movimenti più rapidi,
diretti e decisi, e perciò particolarmente efficaci per “imitare” sulla
scena duelli e combattimenti, che tanta parte avevano nelle storie
cavalleresche.

Esistono in Sicilia due differenti tradizioni, o “stili”, dell’Opera dei Pupi: 
quella palermitana, affermatasi nella capitale e diffusa nella parte
occidentale dell’isola, e quella catanese, affermatasi nella città etnea
e diffusa, a grandi linee, nella parte orientale dell’isola ed anche in
Calabria. Le cronache raccontano che l’iniziatore dell’Opera a Catania fu
don Gaetano Crimi (1807 - 1877), il quale aprì il suo primo teatro nel
1835.

Le due tradizioni differiscono per dimensioni e peso dei pupi, per alcuni
aspetti della 
meccanica e del sistema di manovra, ma soprattutto per una diversa
concezione teatrale e dello spettacolo, che ha fatto sì che nel catanese
si affermasse un repertorio cavalleresco ben più ampio di quello
palermitano e per molti aspetti diverso.

While I was researching the topic of marionettes and puppets, I found,
on the website of the City of Catania (Sicily), an interesting article
entitled The History of the Sicilian Puppets written by Professor
Alessandro Napoli.  I will share it with you in various phases: firstly, a
general introduction, then information on the tradition in the city of
Palermo and finally the tradition in the city of Catania. 
[https://www.comune.catania.it/la-citta/tradizioni/pupisiciliani

The “Pupi Opera” is a specific type of marionette theatre that
formalized in Southern Italy, and mostly in Sicily between the second
half of the 1800’s and the first half of the 1900’s.  Sicilian Pupi, set
themselves apart from other marionettes essentially for their specific
way of movement and for the repertoire, which is composed almost in
its entirety of stories of knights is derived mostly from tales and poems
of the Carolingian Cycle.

The marionettes from the 1700’s were animated from above via a thin
metal wand tied to the head by means of a junction or intersection and
many strings, which allowed movement of the arms and legs.  In Sicily,
during the first half of the 1800’s, a brilliant artisan, whose name we do
not know, devised the useful techniques that transformed the
marionettes into Pupi.

He enabled the metal wand that controlled the movements of the head
to no longer be connected by a junction, rather traversing it from the
inside and—a far more important thing—substituting the thin thread
that animated the right arm with the strong metal wand, characteristic
of the Sicilian Pupo. These new technical devices gave the animated
figures movements that were more rapid, direct and decisive, and,
therefore, particularly efficacious to “imitate” on the stage the duels
and fights, which had comprised so many of the chivalric tales.

In Sicily there are two different traditions or “styles” of the Theatre of
the Pupi: the one from Palermo established in the capitol and spread
throughout the western part of the island, and the one from Catania,
established in the city near Mount Etna and spread, for the most part in
the eastern part of the island and even in Calabria.  Stories are told
that the founder of the Theatre in Catania was Don Gaetano Crimi
(1807-1877) who opened his first theatre in 1935.

The two traditions differ in the size and weight of the pupi, according
to certain aspects of their mechanics and their system of movement,
but most of all due to a different theatrical conception of the show or
spectacle, that enabled the Catania theatre to establish a knightly
repertoire which is much broader than the one from Palermo and in
many ways, different from it.

 Saturday, January 11, 2025



UN BRINDISI, CINCIN, ALLA SALUTE…

Brindare, (secondo vari vocabolari: Treccani, Garzanti Linguistica, e La
Repubblica
) significa:

1. gesto che consiste nell’alzare e toccare insieme i bicchieri prima di bere. È un
invito a bere alla salute o in onore di qualcuno o come buon auspicio [seguito
dalle preposizioni a, per]. Per esempio: fare, proporre un brindisi al festeggiato,
per la vittoria, in onore di un ospite, ecc.

2. breve componimento poetico improvvisato, che si recita al momento del
brindisi.

3. in musica: Aria cantata nelle scene conviviali. (Per esempio: “Libiamo”
dall’opera La Traviata di Giuseppe Verdi.)

Quando brindiamo diciamo alla salute, cent’anni, o cincin.

La parola “brindisi” deriva dal tedesco: (ich) bring(e) dir’s: lo porto, lo offro a te
(il bicchiere, il saluto). Mentre, l’espressione cincin deriva dal cinese mandarino
di Pechino: ch’ing-ch’ing significa prego-prego.

E ora il mio brindisi:

MAKE A TOAST, DRINK TO SOMEONE’S HEALTH…

The Italian word “brindare” (according to various dictionaries: Treccani, Garzanti
Linguistica, and La Repubblica
) refers to:

1. A gesture consisting of raising and touching glasses prior to drinking. It is an
invitation to drink to someone’s health, or in honor of someone, or for good
wishes [in Italian the word is followed by the prepositions “a/to”, “per/for”]. For
example: propose a toast to the birthday girl/boy, victory, the guest of honor, etc.

2. Brief poetic and spontaneous composition that is recited at the time of the
toast.

3. In music: an aria sung in convivial scenes. (For example: “Libiamo” from the
opera La Traviata by Giuseppe Verdi.)

When we toast we say: to health, 100 years, or cincin.

The word “brindisi” derives from the German: (ich) bring(e) dir’s I bring, I offer
to you (the glass, the wish). While the expression cincin comes from the
mandarin Chinese spoken in Beijing: ch’ing-ch’ing means please-please.

And now my toast: (a wish for peace and serenity, not only for New Year’s Day,
but for the entire coming year.) 


HAPPY NEW YEAR TO ALL!

Saturday, December 28, 2024

 

 

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